La costituzione della città

Tra mito e verità

Il mito più conosciuto sulle origini di Siena fa risalire la fondazione della città in epoca romana quando, secondo la leggenda, il giovane Senio, figlio di Remo, insieme al fratello Ascanio si insediò in questo luogo e vi fondò un castello, per sfuggire alla persecuzione dello zio Romolo, che aveva già ucciso il loro padre. I due fratelli portarono con sé l’effige della lupa capitolina, che sarebbe diventata uno dei simboli della città.

In realtà l’origine storica di Siena rimane avvolta nell’oscurità; forse in tempi antichi luogo di presenza etrusca e poi di una colonia militare romana, dal nome di Sena Julia, non si ha nessuna notizia certa sulle vicende dell’insediamento sia per l’epoca tardoantica sia per quella altomedievale.

È in età longobarda che la città comincia a prendere forma, in coincidenza con l’apertura della via Francigena, diventata, con la decadenza delle antiche reti viarie romane, il collegamento più sicuro e utilizzato tra il mondo transalpino e Roma. Siena si trova dunque, intorno al X secolo, al centro delle comunicazioni internazionali, e in seguito a ciò cominciano a essere riuniti all’interno di una cerchia muraria i piccoli borghi andatisi costituendo prima sul colle di Castelvecchio (l’attuale Terzo di Città) e poi lungo la Francigena, di cui i più importanti erano gli odierni Camollia e San Martino. Questa originaria tripartizione della città sarà conservata nel tempo, creando la sua caratteristica conformazioni urbanistica a forma di “Y” rovesciata, intorno alla quale si sviluppano i tre quartieri, chiamati ancora oggi Terzi.

La crescita sia territoriale che economica di Siena, sede vescovile sin dall’epoca longobarda, prosegue per tutto il XII secolo, durante il quale la città si dota di ordinamenti comunali di tipo consolare e comincia la sua politica di espansione territoriale, che la porta a stringere alle anse e a sottomettere vari castelli dominati da piccole aristocrazie rurali e a entrare in conflitto, per i territori verso il nord, con il Comune di Firenze, che diventerà suo nemico storico per i secoli successivi. La città alle soglie del XII secolo appare probabilmente come un insieme di case-torri isolate l’una dall’altra, racchiuse entro una possente cinta muraria, come mostra un antico sigillo conservato all’archivio dello stato senese. La grande stagione economica, politica e urbanistica comincia però nel secolo successivo, in cui la parabola ascendente dello sviluppo cittadino raggiunge il suo culmine e produce le massime manifestazioni artistiche e architettoniche, conferendo alla città alcuni dei suoi tratti distintivi.

Il commercio dei grani provenienti dalla Maremma, la produzione di panni di lana a e principalmente l’attività di cambia valute costituivano allora le principali fonti di ricchezza della città.

La progressiva differenziazione di gruppi e status sociali conseguente a tale sviluppo economico porta però, al livello interno l’emergere di lotte intestine sempre più aspre. Questo conflitto si protrae lungo tutto il secolo del 1277 con la proclamazione degli statuti del popolo che sanciscono sostanzialmente l’estromissione dei membri degli antichi casati dagli incarichi di potere e l’affermazione di un’oligarchia di carattere finanziario, di stampo popolare e antigentilizio. Siena inoltre nel conflitto generale tra Chiesa e Impero sposa decisamente la causa ghibellina riportando una storica vittoria contro la nemica guelfa Firenze a Montaperti, nel 1260 le sorti di questo conflitto si rivelano però ben presto alterne, vista la pesante sconfitta delle file ghibelline appena nove anni dopo nella battaglia di Colle Val d’Elsa. La disfatta ghibellina di Colle provoca inoltre sempre più accese lotte interne che condurranno a significativi rivolgimenti politici fino alla caduta della magistratura dei 24 e l’ascesa al potere, nel 1287 del Governo dei Nove, frutto dell’accordo tra le principali famiglie guelfe e destinato a restare in carica fino al 1355.

Sotto il regime novesco Siena raggiunse il livello di massimo splendore sia economico che culturale, e il colto della città si trasforma radicalmente. La peste nera nel 1348 che decima la popolazione, e nuove lotte fra le fazioni che col tempo diventano sistemi di solidarietà e di accordi temporanei tra famiglie e non più espressioni di diversi status sociali, segnano l’inizio della decadenza della città. Tale decadenza prenderà corpo durante tutto il secolo successivo, nonostante emergano in questo periodo alte personalità, come quella di Caterina Benincasa, la santa che riuscirà a riportare la sede papale a Avignone a Roma, e quella di Enea Silvio Piccolomini, divenuto Papa nel 1457 col nome Pio II, che riuscirà a far ottenere alla città la dignità arcivescovile. La costante instabilità politica porta anche alla conquista del potere signorile da parte di Pandolfo Petrucci, detto il Magnifico, che regge la città dal 1487 al 1525, ma che la sua famiglia non riuscirà a mantenere; la lenta decadenza della Repubblica senese trova il suo epilogo nel 1555, anno in cui la città, dopo un lungo assedio, si dovrà arrendere alla supremazia fiorentina, mentre un gruppo di irriducibili repubblicani si rifugerà nella Fortezza di Montalcino, dove batterà persino moneta. Il passaggio sotto il dominio mediceo ha come conseguenza la creazione di un nuovo Stato senese, che mantiene i propri ordinamenti amministrativi e i propri confini, eccetto i porti sull’Argentario che passano sotto il dominio spagnolo, ma che perde definitivamente la sua indipendenza, mantenendo questo assetto fino all’epoca delle riforme lorenesi nel Settecento.

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